Racconto sportivo
Fenomenologia della palla
La nostra rassegna di storie sportive firmate da Alberto Sogliani.
Cos’é un pallone? Qualcosa di rotondo, ma non è necessario. Qualcosa da prendere a calci, oppure da lanciare. Qualcosa da cercare di afferrare con le mani. Qualcosa con cui giocare. Qualcosa con cui sognare.
Non contano le dimensioni: può essere un pezzetto di carta, appunto, appallottolato con il quale cercare di fare canestro nel bidone delle spazzature. Può essere un sasso calciato mentre cammini cercando di farlo passare tra le grate di un tombino. Oppure può essere qualcosa di enorme, come una mongolfiera che animava la voglia di evadere e conoscere il mondo nei tempi andati.
Il primo pallone che ricordo nella memoria fu un palloncino delle giostre, quelli gonfiati ad aria compressa, che mi era scappato di mano in casa e ed era rimasto sul soffitto. Sarebbe volato in cielo, era in trappola.
Poi ci fu il mio pallone da calcio. Quello che mi regalò mio padre e fu un vero amico di infanzia. Ammetto che lo avrei preferito bianco e nero ad esagoni e pentagoni, come quello in premio con le “valide” delle raccolte per calciatori Panini. Invece era bianco ed azzurro. Quei colori però durarono non più di 4 o 5 partite: poi diventò ben presto marrone, perdendo lo smalto ma non l’odore di cuoio che ancora ogni tanto mi viene in mente. Insieme a migliaia di ricordi di momenti spensierati o anche meno, come quando mi ruppi la spalla o mi feci un taglio profondo nella gamba inseguendolo dentro una buca.
Da adulto, per un periodo, in casa ho appeso alla parete un manifesto con tutte le palle (o quasi) di ogni sport del mondo. La palla è qualcosa di mistico, un argomento da approfondire. Fossi un filosofo cercherei di capire perché l’uomo sia entrato in simbiosi con questi piccoli, o grandi, oggetti di forma quasi sempre sferica. Di sicuro non è una cosa banale.